Riuscire a far stare un mondo in una soffitta. No, non è il titolo di una canzone. E’ l’universo di Mauro Bortolozzo, l’artista del colore che riesce a trasformare ogni segno in un attimo di vita irripetibile.

Entrare nell’atelier di Mauro Bortolozzo è un qualcosa di sconvolgente a dir poco. La scala a pioli della soffitta di villa Corò a Marano di Mira (VE) permette di salire in un universo parallelo. Proviamo ad avere il coraggio di immaginare se ogni esperienza, emozione, tormento, colore e forma che ha attraversato la nostra vita potesse diventare un qualcosa di tangibile, concreto, tattile. Ora inseriamo tutto ciò in un luogo magico per noi. Cosa accadrebbe?. Un’artista come Mauro Bortolozzo lo sa bene.
Ogni angolo possibile diventa un’installazione che narra di sé. L’atelier è un luogo in cui nulla è lasciato al caso e dove tutto ha un profondo significato, anche ciò che non avremmo mai immaginato. I ricordi non si perderanno mai nella nebulosa del tempo; ci parlano sempre, perché la nostra mente è come un arcobaleno dalle mille dimensioni e colori.

Perché, in fondo, cos’è l’arte se non l’espressione dell’esistenza?. Della storia, della filosofia che la perpetra e di tutto ciò che scuote l’anima?.
Ecco perché Mauro conserva questi elementi: ancora parlano la lingua dell’emozione a cui sono legati, alle serate tra artisti, alla musica che risuonava nella stanza, alle fotografie scattate, alle dediche scritte con il cuore, ai ricordi di bambino. Ancora vivono lì, emanano per l’artista un’energia che stimola la sua creatività.
Ma è stata Berlino la vera rivelazione. Dopo essere stato ispirato da artisti come Dalì, Mauro Bortolozzo scopre l’irrefrenabile controtendenza della capitale tedesca che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, sviluppa una sua aurea unica. Dalla pittura polimaterica all’astrattismo, passando attraverso un pizzico di pop art dal gusto berlinese, in cui il colore non può mancare.
L’acrilico scorre a pennellate apparentemente casuali quando la storia parla, attraverso collage di manifesti e ritagli di giornale. Ovvero si insinua geometricamente in spazi definiti da campiture cromatiche ben delineate, quando il simbolismo è dettato dal soggetto. Allegorie cristiane, forme sinuose su piccoli elementi affiancati in un grande puzzle, per raccontare la spinosa vicenda del Muro. Oppure l’ossessione apparente del dualismo umano, tutto all’insegna di un grande obbiettivo: ricordare che la libertà è tutto ciò che conta. E che la storia, a partire dalla propria, è sempre un frammento che può dar vita a nuove forme di meraviglia.

Dal cinema dell’amico fraterno Bruno Zanin, passando per Fellini e la letteratura, attraverso viaggi e orizzonti, con la musica come miglior compagna di viaggio. Tutt’oggi Mauro Bortolozzo vive la sua arte, in cui ogni elemento creativo e stimolante è imprescindibile. La concatenazione di questi ingredienti definisce un nettare sublime da cui bere e rigenerarsi, dando vita a sempre nuove opere nate dall’impulso della passione, in tutte le sue forme. Mentre il colore si connette alle emozioni e la vita scorre, nuovi ricordi definiscono il cammino verso l’eternità.







