La seconda serata al BASE FESTIVAL 2026: il rock sta bene su tutto.

L’edizione estiva di Base Festival ancora una volta ha fatto rinascere di good vibes musicali l’ex base missilistica di Scorzè, in particolare la seconda delle sue quattro serate, una notte dal gusto fortemente rock, ma dal carattere alternative.

Cinema, laboratori, mercatini, food truck e tanto, tanto amore per la musica.

I ragazzi dell’associazione Musica Base, da tre anni, hanno trovato nell’ampia area verde dell’ex base militare la loro potente cassa di risonanza ideale. Musica per tutti i gusti e i generi, un’esperienza multi serata immersiva come poche altre nel territorio, che ha dimostrato l’enorme successo di questo festival, sempre più radicato e amato.

Abbiamo partecipato alla seconda di queste serate, attraversando i resti delle vecchie torrette di guardia dell’ingresso, guidati da migliaia di luci sospese che ci hanno condotto all’area principale e poi sotto al grande palco. La cura del dettaglio e l’organizzazione sono l’altra bellissima faccia di questa medaglia che si chiama passione; perché quando un evento funziona davvero, è sempre il risultato di tanto impegno e coraggio.

La serata del 27 agosto 2026 apre con The Junction, giovane band che arriva dalla provincia di Padova. La loro storia sembra nascere in quei garage dove il rumore diventa linguaggio e l’urgenza musicale prende forma. Marco Simioni alla chitarra e voce, Alessandro Maroso al basso e ai cori, e Francesco Reffo alla batteria e alla voce compongono un trio che vive la musica come un moto continuo, un’energia che scorre e si accende ogni volta che salgono sul palco.

Il loro suono è un intreccio di indie rock e attitudine punk, attraversato da lampi noise pop. Le radici affondano nel rock alternativo e nel noise degli anni ’80 e ’90: le distorsioni di Sonic Youth, le geometrie sghembe dei Pixies, le traiettorie oblique dei Pavement e la furia creativa dei Brainiac. A queste si intrecciano le pulsazioni post‑punk dei Gang of Four, l’ironia tagliente dei The Fall e la fisicità contemporanea degli IDLES.

Dal vivo, i The Junction sembrano trovare una sorta di rituale: suonano come se ogni vibrazione fosse un messaggio, come se gli strumenti fossero un’estensione del corpo. È lì che la loro musica prende davvero forma, tra colpi di batteria che scuotono l’aria e linee di basso che si insinuano sotto pelle.

Negli anni hanno costruito un percorso solido, pubblicando tre LP e numerosi singoli ed EP con Dischi Soviet Studio, e portando la loro musica in giro per l’Italia e l’Europa: Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Austria. Un viaggio continuo, fatto di palchi diversi e di pubblico sempre nuovo.

Dal 2023 hanno intrapreso una lunga serie di pubblicazioni regolari, quasi un diario sonoro che li ha accompagnati verso una nuova maturità. Questo percorso trova il suo punto di arrivo nell’album omonimo The Junction, uscito il 20 marzo 2026: un lavoro che raccoglie la loro storia recente e la restituisce con una voce più nitida, più diretta, più consapevole.

Al Base Festival hanno condiviso il palco con i Capovilla e i cattivi maestri, una serata dalle mille sfumature di rock che muove il corpo e l’anima.

Con i Cattivi Maestri, Pierpaolo Capovilla continua a essere ciò che è sempre stato: una voce fuori dal coro, scomoda, appassionata, irriducibile. Una voce che non smette di chiamare il proprio tempo a rispondere delle sue omissioni.

Il noto cantante classe 1968 sala sul palco con una sigaretta alla bocca. L’incandescenza e il fumo nel buio del palco che precede l’inizio del concerto al Base festival 2026 non è un caso: i Cattivi Maestri non chiedono permesso. Il loro sound arriva dritto, senza compromessi, e trascina con sé una narrazione altrettanto radicale. È il nuovo capitolo artistico di Pierpaolo Capovilla, che qui ritrova una forma essenziale e frontale, affiancato da Loris Cericola alla chitarra, Fabrizio Baioni alla batteria e Federico Aggio al basso: una formazione che sembra nascere già con un’urgenza propria, come se ogni membro portasse un pezzo di storia da far detonare insieme agli altri.

La band nel 2022 esce con il primo lavoro omonimo, un disco che inaugura una stagione diversa per Capovilla, figura tra le più riconoscibili e controverse del rock indipendente italiano. La sua voce, viscerale e inconfondibile, aveva attraversato oltre trent’anni di musica: dagli One Dimensional Man, che hanno segnato il noise e il post‑hardcore degli anni Novanta, al percorso con Il Teatro degli Orrori, dove la parola poetica e politica è tornata a occupare il centro della scena. Parallelamente, Capovilla ha costruito una presenza pubblica fatta di reading, interventi civili, incursioni nel cinema – tra cui la partecipazione al film Le città di pianura – come se la sua voce avesse bisogno di attraversare più territori per restare viva.

Con i Cattivi Maestri questa voce trova una nuova cornice: più scarna, più diretta, più esposta, in una dimensione sonora essenziale e incandescente, come se ogni suono fosse stato lasciato lì per bruciare, come quella sigaretta. Rapisce, sconvolge e niente non è più lo stesso.

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