L’ultimo spettacolo della serata di domenica 6 settembre di Venere in Teatro ha portato sul palco, nel vero senso della parola, un duo sconvolgente. Katerina Andreou e Mélissa Guex si sono molto più che esibite. In un continuum di energia sono riuscite a far tremare gli spazi del C32 di Forte Marghera, trasformando una performance di danza in un evento collettivo.

Buio. Buio totale. Nel padiglione, le uniche fonti di luce provengono da lunghi neon che fanno da perimetro ad un palco quadrato e da qualche faro isolato lungo le pareti. E’ risaputo che quando l’iride non riceve la quantità di luminosità ideale per definire contorni e spazialità, gli altri sensi si acuiscono, mentre l’occhio si adatta ad un livello di luce inaspettato. Quindi l’unica cosa che il corpo può fare è seguire il gruppo, mentre l’udito capta tutto in maniera amplificata: sussurri, passi, un ritmo che dalle casse gradualmente incalza. E finalmente, come il diaframma di una lente fotografica, la pupilla si apre come fanno i felini di notte ovvero quando si vivono determinate emozioni, la paura o l’euforia.
Sarà stata l’oscurità, che in quel contesto ricorda quella di un concerto o di una discoteca, ma tutti i corpi presenti iniziano a muoversi, indistintamente, al di là dell’età o del genere. Quel battito incalzante ora è forte, sempre più intenso e veloce; per il cuore basta questo per innescare il groove irrefrenabile, mentre il capo dondolante rilascia dopamina e, nella penombra, tutti iniziano a sorridere.

Proprio in quel momento, come felini, mimetizzate e misteriose, appaiono sfrecciando tra la gente due figure oscure, come spettri senza volto. Sembrano provenire da un’altra dimensione in cui tutto è semplicemente energia, una carica di adrenalina pura celata da cappelli e veli neri.
Il palco ora si illumina, nel veder salire e scendere senza sosta questi “quanti di danza” irrequeti come un cloud di elettroni. Mentre, all’improvviso, un urlo squarcia il beat.
“Shout twice” è un inno alla liberazione. Dagli schemi, dagli stereotipi. Il ritmo, la voce e la danza diventano un unico elemento vibrante, che unisce le persone e le rendono un tutt’uno con le performers. Alternando momenti di euforia assoluta a sperimentazioni sonore e motorie, il pubblico viene coinvolto in un’atmosfera underground, in cui tutto ciò che conta è esserci e viverla. Lasciando che il corpo venga guidato dall’istinto, lasciandosi sfiorare dai fantasmi energetici che, grazie ai microfoni, talvolta si fermano per unire le loro voci alla musica, tutta l’esperienza diventa immersiva e sconvolgente. Trasformiste e danzatrici, Katerina Andreou e Mélissa Guex condividono tra loro e con i presenti la voglia di esprimere se stesse, permettendo alle loro anime di esplodere in un vortice simbolico di riconquista della propria emancipazione espressiva.






