La visita di uno studio d’artista, in particolar modo quello di Emanuela Giannetti, è un’esperienza mistica e sconvolgente. In un backstage magico dove ogni elemento può diventare arte, non si può che rimanere affascinati da quell’energia che traspare dalle opere, un viaggio vibrazionale che solo l’arte sa compiere.

Nello studio di un’artista come Emanuela Giannetti si percepisce un’aurea di vibrante autenticità.
Le opere dell’artista trevigiana sono un’esplosione di forza espressiva: tessuti, gesso e colore perdono la loro funzionalità primordiale per rinascere a nuova vita. Il Rinascimento materico della Giannetti parte da simbolismi naturali, sacri e astratti sospesi nell’etere, poi traslati a livello tridimensionale, così tangibile e intriso della potenza dell’impulso creativo che non si può resisterne.
La cristallizzazione della materia raggiunge così il suo nirvana, donando potere divinatorio al risultato artistico, tra foglie d’oro e luccichii diffusi. La reincarnazione dell’elemento materico enuncia l’annientamento della barriera che da secoli distingue l’arte pittorica dalla scultura. Nelle opere di Emanuela Giannetti il principio di bassorilievo è ormai obsoleto, le sue materie si elevano dalla tela ma al contempo la erodono, donando una duplice profondità in cui il colore si disperde, come in un flusso autodeterminato e mai ripetibile.

Il punto di vista monodirezionale non è dunque più sufficiente con l’opera di Emanuela Giannetti: ogni sguardo è libero di correre e fluire attorno, a lato e di fronte verso qualsivoglia direzione l’osservatore desideri, senza inizio né fine, cogliendo tra le pieghe e la materia l’essenza di un’anima creativa che mai e poi mai verrà imbrigliata.
