Ri-locazioni: le trame volubili del paesaggio

Il progetto fotografico realizzato in collaborazione con Afd Venezia (archivi fotografici e digitali del Fondo Giacomelli) e il Settore Cultura, viene ospitato presso Villa Erizzo di Mestre-Venezia dal 4 dicembre 2021 al 5 gennaio 2022.

mostra fotografica rilocazioni

Una ricerca che racconta quasi un secolo di storia quella effettuata dal fotografo Giorgio Bombieri e da Roberto Ranieri (Direzione Sviluppo, Promozione della città e Tutela delle Tradizioni e del Verde pubblico di Venezia), esplorando una Venezia mutevole, che esprime una volontà di rinnovarsi pur rimanendo sempre la stessa.

Ri-locazioni, le trame volubili del paesaggio” è il frutto di una progettualità estremamente complessa, che inizia il suo percorso attraverso l’analisi storica, archivistica e urbanistica del Fondo Giacomelli e del suo tesoretto fotografico che comprende oltre 200.000 scatti su lastra e pellicola e che racconta il processo di mutazione territoriale di Venezia e della sua terraferma, in particolar modo in un epoca di profonda trasformazione, quella degli anni Trenta del Novecento.

Breve approfondimento sul Fondo Giacomelli

Il patrimonio del Fondo Giacomelli attraversa quasi un secolo, un periodo storico che va dalla seconda metà dell’Ottocento al 1986. Nel corso della lunga attività, che si articola tra ritrattistica, paesaggistica per poi specializzarsi nella documentazione delle trasformazioni urbanistiche, sono state prodotte decine di migliaia di fotografie, grazie al lavoro di assistenti e alla necessità di committenti, ma soprattutto per merito dei suoi due fotografi fondatori: Giacomo e il figlio Pietro Giacomelli.

Giacomo Giacomelli nel 1860 entra a far parte di un piccolo stabilimento fotografico a Venezia, grazie alla nobile famiglia dei Contarini, prima come semplice lavorante e successivamente come socio dello studio che prenderà il nome di Contarini-Giacomelli.

Iniziando l’attività come ritrattista, Giacomelli si adegua al gusto e alla committenza dell’epoca, la stessa che condizionerà di lì a poco il suo modus operandi: la documentazione delle trasformazioni della città di Venezia e del suo hinterland. Le industrie veneziane, le imprese private e le istituzioni pubbliche stimolano la visione del Giacomelli, una nuova prospettiva dedita ad analizzare e a documentare la trasformazione di una nuova tipologia di paesaggio, quello antropico che, fase dopo fase, cantiere dopo cantiere, modifica radicalmente una Venezia apparentemente immutabile.

Una delle prime testimonianze su lastra 30×40 dell’epoca raffigura il molino Stucky, sul Canale della Giudecca.

Il figlio Pietro Giacomelli rilevò lo studio del padre, proseguendo il suo grande lavoro, modificandone la denominazione in “Reale Fotografia Giacomelli” e alimentando la fama ormai consolidata in città e la stima da parte della famiglia reale dei Savoia (in particolar modo per la qualità della tecnica ritrattistica).

La necessità di inserirsi con maggiore determinazione nel contesto della fotografia industriale che nel resto d’Europa era ormai considerata elemento indispensabile di documentazione e propaganda di massa, permette al Giacomelli di avviare una sezione “industriale” del suo studio, esclusivamente dedita alla produzioni di immagini in serie con fotocamere di grande formato e banchi ottici, con una filosofia di inquadratura visiva di tipo centrale, scatti realizzati magistralmente su lastra o su pellicole 21×27.

Il Fondo Giacomelli perciò è considerato uno dei più importanti archivi fotografici a livello nazionale e internazionale ed è, dal gennaio 2021, custodito all’interno della Rete delle Biblioteche VEZ, la stessa sede che ospita appunto “RI-LOCAZIONI“.

“Il latino locare assorbe dall’uso antico due significati distinti. Da una parte l’associazione di un oggetto a un “luogo”, con l’alterazione della sua percezione fisica nello spazio; dall’altra, il “locare” estrae i luoghi dal paesaggio e li assimila in un contesto antropico, li imbriglia in un tessuto d’usi e convenzioni. Ecco quindi che le “ri-locazioni“, applicate alle trasformazioni del tessuto urbano, vorrebbero adagiare naturalmente ai sensi dell’osservatore entrambi i versanti, il colpo d’occhio d’insieme e gli indizi di una mutata interazione umana con gli stessi luoghi”.

Così Roberto Ranieri introduce la ricerca condotta assieme al fotografo Giorgio Bombieri, esprimendo il senso più profondo di una visione contemporanea che coglie le stratificazioni della realtà. Il percorso visivo di Giacomelli degli anni Trenta del Novecento, fin dal primo scatto, dalla prima “impressione” monocromatica che coglie l’istante irripetibile precedente ad un mutamento inevitabile, scrive la trama storica di un territorio attraverso la fotografia, l’unico mezzo in grado di documentare la realtà nella sua più cruda e veritiera anima.

Ri-locazioni riesce dunque a fondere gli elementi, creando un intersezione attraverso un incontro-scontro di sperimentazioni genetiche, chimiche e tecnologiche, rianimando le lastre di vetro ora digitalizzate, attraverso un dialogo continuo che ricodifica l’odierna contemporaneità. Un presente che talvolta spiazza, che sembra aver perso la sua genuina genealogia. Essa permane solo nei dettagli, nelle stratificazioni degli intonaci e delle pietre. Marghera, Piazzale Roma, il ponte degli Scalzi e quello dell’Accademia delle Belle Arti (e sono solo alcuni dei luoghi analizzati) tornano alla gloria grazie ai bit di fotocamere digitali, rivendicando grazie a software avanzati e al lavoro certosino dei due “ricercatori”, le proprie radici apparentemente ormai sepolte dalla stratificazione della storia.

Come in una pala d’altare, in un cui il trittico divino è dovuto, Venezia e la sua terraferma tornano alla luce, illuminate da uno dei preziosi lampadari di Villa Erizzo in Mestre, permettendo all’osservatore di rivalorizzare, di rinnovare il proprio fascino verso uno dei territori più amati del mondo, ancora una volta attraverso la prospettiva di una nuova visione, di una Venezia che non smette mai di raccontarsi e di raccontare.

D’altro canto Villa Erizzo permette tale fruizione grazie alla simbiosi con il proprio background evolutivo.

Inizialmente eretta come residenza di campagna fuori le antiche mura della cittadina di Mestre, ora si trova in una condizione di unicità che rapisce lo sguardo, in una località che ormai assume sempre più le caratteristiche di una piccola metropoli, in cui le trasformazioni urbanistiche avvolgono in un abbraccio stridente una delle opere architettoniche e artistiche più affascinanti della terraferma veneziana. Tale bellezza non poteva perciò non essere dimora di cultura, ospitando la sede della Biblioteca Civica VEZ diretta da Barbara Vanin, la capostipite delle ormai più di diciotto realtà dislocate sul territorio, tra isole e hinterland, con la missione unica di contribuire alla fruizione pubblica di tutto il sapere, avviando continue attività e progetti innovativi, nonché ora stimolati anche dall’archivio Giacomelli, di cui Villa Erizzo custodisce ogni tesoro, ora diventato patrimonio della cittadinanza.

Barbara Vanin e Roberto Ranieri ci hanno voluto raccontare dal vivo l’esperienza di Ri-locazioni, per approfondire e completare assieme il quadro di questo grande progetto culturale condiviso.

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