La quarta giornata del festival di danza contemporanea Venere in teatro (edizione 2026, organizzato da APS Live arts cultures e Perypezye urbane) mette in scena un concetto di danza innovativo, grazie al talento di due giovani ballerine che trasformano lo spettacolo in una vera ricerca interiore.

Iniziare il pomeriggio della prima domenica di spettacoli al festival Venere in teatro 2026 con un déjeuner sur l’herbe non è cosa di tutti i giorni. L’area verde del C32 a Forte Marghera accoglie il proprio pubblico con una deliziosa pausa di ristoro fresca e genuina; ricorda quei dipinti dei grandi maestri francesi del XIX secolo, in cui i soggetti vengono raffigurati stesi e rilassati sul prato a far merenda. Eppure questo è solo l’inizio di una ricca giornata scandita da tre spettacoli memorabili, tra danza e arte in ogni forma possibile, che ancora una volta fa riflettere su quanto il mondo ne abbia sempre bisogno.
Arrivati all’ingresso della Casermetta napoleonica fresca di recentissimo restauro, avviene ciò che non ci si aspetta. Una ragazza ci viene incontro e ci guarda, uno ad uno. Il suo sguardo non è assente ma avvolto da un alone di mistero, come se da quegli occhi trasparisse appena un bagliore proveniente da un universo parallelo, così accogliente, così calmo e sereno. Dopo aver celebrato un silente rito simile ad un’inconsapevole ipnosi, lei inizia a ballare, prima con movimenti lenti e sinuosi fino ad arrivare a muovere il corpo con un’energia inspiegabile. Sì, perché noi nell’incanto del suo osservarla, non comprendevamo cosa stesse facendo: l’assenza della musica escludeva ogni forma di comunicazione para verbale universale, che permettesse di rendere l’istinto primordiale del movimento un fattore associabile anche a motivazioni logico-ritmiche. Eppur si muoveva, sempre più immersa in quell’aurea di gesti che semplicemente incantavano chi, perso in questo flusso, stava a guardare.

Ad un tratto, ecco la musica. Proviene da uno stereo, eterea e minimalista. Tra le mani della nostra traghettatrice senza voce, veniamo guidati lentamente dentro le lunghe e strette stanze del nuovo spazio espositivo dei Musei civici veneziani. In quelle stanze, Roberta Di Serio ed Eleonora Serpente di gruppocorp3 prendono quasi parte del pubblico stesso. Perché la danza ora, in questo dittico itinerante, non è più elemento concettuale ma si erge a condivisione e immersione. Attraverso l’insinuare negli spazi del museo, quei movimenti ora diventano coreografia che dialoga con lo spazio, in cui il corpo si deforma e si adatta, con le opere che diventano sfondo e suggestione della danza stessa.

Senza spiegazioni verbali o fuorvianti interpretazioni, il messaggio è chiaro: non serve che la musica sia elevata all’estremo della sua potenza per insinuare la necessità e il desiderio di esprimere sé stessi. Sono le emozioni che abbiamo dentro a muoverci, a delineare un’esistenza che alterna chiusura e apertura, sofferenza e gioia, lentezza e frenesia, perché in fondo tutto è energia e senza essa nasceremmo pietre.
gruppocorp3 è un collettivo di danza contemporanea fondato nel 2024 dalle danzatrici Eleonora Serpente e Roberta Di Serio.
Dalla sua fondazione, il collettivo ha svolto residenze presso centri culturali in Italia e all’estero (Paleotto 11/Ekodanza, Live Arts Cultures, Culture Hub Croatia, NAOcrea Ariella Vidach AiEP, Mediagrammi Berlin) e partecipato a festival di arti performative come FUORIFORMATO, LaCampeggia FS CO-CREARE, Sotto Venere, Dominio Pubblico / Fuori Programma, Split Contemporary Dance Week.Â
Il collettivo crea, in collaborazione con artist3 visiv3 e musicist3, progetti di screendance, performance e installazioni dal vivo, concentrandosi sull’influenza che il lavoro artistico produce su ambienti naturali, artificiali e umani. I principali interessi di ricerca del collettivo sono: sperimentazioni sul corpo in movimento e sul gesto poetico, contaminazione tra generi e mezzi, processi creativi orizzontali e inclusivi, pratica femminista nell’arte performativa.
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